Progetto Cicero

In provincia di Pavia gli abitanti di un condominio si sono lamentati per i rumori provenienti da un asilo infantile. Il giudice ha disposto una perizia e l’esperto ha accertato che la protesta era fondata. È stata dunque disposta l’installazione di barriere fonoassorbenti e i dirigenti dell’asilo hanno optato per la soluzione di mandare in giardino non più di due classi per volta.
Ma la notizia non è questa: è lo scandalo suscitato dalla decisione. Come si può considerare “rumore” uno dei suoni più belli della natura? Come si può cercare di reprimere la gioia dei bambini quando giocano, la loro voluttà nel gridare a pieni polmoni? La psichiatra Vera Slepoj, a pagina 19 del “Giornale” del 25 giugno 2009 , giudica in modo severissimo chi osa protestare. Chi ciò fa “si chiude a riccio nella difesa di se stesso, [e] negherà sempre i valori della solidarietà e del bene comune che sono i fondamenti del nostro essere uomini”. Insomma è quello che i romani chiamavano un hostis humani generis, un nemico del genere umano. Una sorta di serial killer in potenza. “Non cogliere il valore positivo di quelle risate infantili equivale a negare il futuro, la crescita, l’evoluzione”. Cioè o i bambini fanno molto rumore (senza che vengano montati pannelli fonoassorbenti, in modo che li sentano tutti) o l’umanità si estingue. Altrettanto scandalizzato è il cronista che riporta la notizia.
Questa indignazione è discutibile. L’udito è indipendente dalla nostra volontà. Mentre si possono chiudere gli occhi se non si gradisce uno spettacolo, contro i rumori si è del tutto impotenti. Li si può attenuare, come fanno quelli che maneggiano perforatrici o gli addetti all’atterraggio degli aeroplani sulle portaerei: ma a parte il fatto che il rumore lo sentono lo stesso, non si può chiedere a nessuno di vivere, a casa sua, con i tappi nelle orecchie. E infatti la legge regola le “immissioni” (così chiama i fastidi che provengono dal vicinato), stabilendo che fino ad un certo punto sono da tollerare, al di là costituiscono un illecito.
Se a Pavia il rumore l’avesse prodotto un fabbro che batte sull’incudine, nessuno avrebbe alzato un sopracciglio. Qui invece molti dicono: “NOI amiamo i bambini e dunque VOI dovete tollerare il baccano che fanno”. È un ragionamento che vale quanto quest’altro: “Noi amiamo la musica heavy metal a tutto volume e tu, musicologo illustre, devi sopportare il nostro rumore”. O anche: “Noi amiamo il nostro cane e tu, anche se abbaia sotto la tua finestra dalla mattina alla sera, lo devi sopportare”. Si possono perfino ipotizzare casi fantastici. Si immagini che un signore ami la bella canzone dal titolo “’O sole mio” e l’ascolti ininterrottamente dalla mattina alle ventidue. Considerando tre minuti ad esecuzione, si avrebbero circa 280 esecuzioni al giorno, 1.960 la settimana, ottomila al mese, a tempo indeterminato. Chi si sentirebbe di sopportare questo tormento? Il fatto che ad un singolo qualcosa piaccia non è un motivo sufficiente per imporlo agli altri.
Molti però avanzeranno un’obiezione che reputano invincibile: i bambini sono bellissimi, i bambini sono il futuro dell’umanità, la musica heavy metal o i cani no. Questa tesi ovviamente fondata sull’istinto di conservazione della specie - un istinto che la dottoressa Slepoj non identifica – urta a sua volta contro una semplice osservazione: se è inevitabile che i bambini facciano chiasso, ci si organizzi in modo che lo facciano dove non disturbano. E il genere umano sopravvivrà senza problemi.
Non tutti amano tanto i bambini da considerare i suoni che emettono diversi dagli altri. E comunque non si può piegare la legge ai giudizi fonico-morali di alcuni. Diversamente, sostenuto dalla cultura universale, il direttore d’orchestra avrebbe il diritto di pretendere che i bambini e gli heavy metal non facciano rumore, mentre lui potrà diffondere dalla sua terrazza, al livello di centodieci decibel, la Passione Secondo Matteo.
L’unico metodo che permette una armoniosa vita associata è quello di astenersi dal dare fastidio agli altri, intendendo per fastidio non ciò che disturba noi, ma ciò che disturba loro. È anche un fatto di civiltà. In Francia o in Inghilterra gli adulti non raramente bisbigliano e i bambini, che ci si creda o no, non sono quel castigo di Dio che sono da noi.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
I commenti sono graditi.
25 giugno 2009

Tag: acustico, bambini, giudici, inquinamento, istinto, pavia, rumori, slepoj

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